Perché Mr. Bubbles parla a fumetti
Se sei passato dalla nostra home, hai visto un vassoio pieno di palle colorate e un pulsante: «Vai e salva la festa». Dietro c'è un film a fumetti, con un paese, un bar e una serata fra amici. Non l'abbiamo disegnato perché ci piacciono i fumetti (anche, a dire il vero). L'abbiamo fatto perché, prima di disegnare, abbiamo guardato chi ci compra. Qui ti raccontiamo come è andata.
Prima delle vignette, le persone
Il punto di partenza non è stato un disegno: sono stati i nostri ordini. Chi sceglie Mr. Bubbles, quando lo fa, per quale occasione.
Ne è uscito un ritratto abbastanza chiaro. C'è chi apre casa agli amici il venerdì sera e non vuole passare la cena dietro lo shaker. C'è chi cerca un regalo di Natale che faccia figura. C'è chi organizza una festa una volta l'anno e vuole un bar che funzioni da solo. E ci sono i locali che vorrebbero i cocktail al banco senza un barman dedicato.
Parliamo soprattutto a chi ha fra i 30 e i 55 anni. E la scena in cui ci scelgono più spesso non è il locale: è il salotto di casa.
Perché proprio il fumetto
Chi oggi ha quarant'anni è cresciuto con i fumetti: i giornalini comprati in spiaggia, le strisce del quotidiano della domenica. Un balloon bianco col bordo nero è un piccolo «ti ricordi?» che non ha bisogno di spiegazioni.
E si capisce ovunque. Una nuvoletta vuol dire «qualcuno sta parlando» in qualsiasi lingua, cosa comoda quando una palla di Mr. Bubbles parte per l'estero.
Lo stile è quello dei fumetti di una volta, tratto a china e retino puntinato. Raffinato, mai chiassoso. Fra di noi lo riassumiamo così: le nostre palle parlano.
Un accento, non la carta da parati
C'è una regola che ci siamo dati subito: il fumetto è un accento. Lo trovi nei momenti di festa, sulla home, nella pagina della nostra storia, nel foglietto dentro il pacco. Non lo trovi dove si parla di cose serie, cioè il carrello, i prezzi, gli ingredienti. Lì vogliamo che tu legga tutto con calma, senza nuvolette in mezzo.
È il contrasto a far funzionare il gioco. Se tutto fosse un fumetto, il cocktail sembrerebbe un giocattolo.
La seconda regola è ancora più stretta: il mondo è disegnato, il prodotto è vero. Il paese è inventato, quello che bevi no.
Il film del vassoio
Dalla home, il pulsante «Vai e salva la festa» apre un film che si guarda scorrendo. La storia è semplice: un paese annoiato, dove non succede mai niente, si accende quando arriva un vassoio pieno di cocktail.
Il vassoio non lo porta nessuno. Tira. Entra al bar, attraversa il viale, e il paese gli va dietro come al pifferaio magico. Sul cartello del sindaco c'è scritto «Vietato bere da soli», e nessuno ha intenzione di disobbedire.
Perché un film e non la solita foto di bottiglia? Perché un cocktail pronto non si sceglie per il liquido, si sceglie per l'occasione. Una foto racconta cosa c'è dentro. Un film racconta la serata.
E quel paese che segue il vassoio è il modo in cui siamo cresciuti davvero: un amico che fa assaggiare una palla a un altro amico, che poi la porta a cena da altri ancora.
L'abbiamo pensato prima per il telefono, in verticale, perché è lì che lo guarderai. Sul computer si allarga, ma nasce piccolo.
I personaggi hanno un nome
Nel film ci sono facce che tornano: il barista, la padrona di casa, gli amici della festa. All'inizio le chiamavamo «quella coi capelli mossi» o «il signore col gilet». Risultato: a ogni scena venivano ridisegnate un po' diverse, e due signore erano finite identiche. Da lì la decisione: ognuno ha un nome, un'età e una faccia che non cambia.
Fiorella è la padrona di casa. Ha quarant'anni, apre casa agli amici e vuole godersi la serata invece di passarla in cucina. Se ti ci riconosci non è un caso: l'abbiamo disegnata pensando a chi ci sceglie più spesso. Per questo il suo salotto è moderno e curato, non una taverna.
Rocco è il barista del paese. All'inizio guarda il vassoio con sospetto (chi porta cocktail nel suo bar?), poi alla fine lo segue anche lui. È la storia dei locali che lavorano con noi: i cocktail li sanno fare benissimo, ma in una sera piena le mani non bastano mai.
Gli altri li conoscerai presto, uno alla volta. Ognuno avrà qualcosa da raccontarti.
Quello che resta vero
Il paese è disegnato, i personaggi pure. Il resto è vero: frutta spremuta e distillati veri, in una monodose da 16 cl già bilanciata. Scuoti, versi sul ghiaccio e torni dai tuoi ospiti.
Il film finisce con una battuta che dice tutto meglio di noi: al bar ci devi andare tu, questi cocktail invece vengono da te.
Domande frequenti
Dove posso vedere il film di Mr. Bubbles?
Dalla home del sito, con il pulsante «Vai e salva la festa» sotto il vassoio, oppure direttamente da qui. Si guarda scorrendo la pagina, e dal telefono rende meglio.
Chi sono i personaggi dei fumetti di Mr. Bubbles?
Gli abitanti di un paese inventato: Rocco il barista, Fiorella la padrona di casa e gli amici della festa. Ognuno ha un nome e un'età fissi, così resta uguale in ogni vignetta.
I cocktail del film sono quelli veri?
Sì. Il mondo è disegnato, le bottiglie no: sul vassoio ci sono i nostri cocktail, gli stessi che trovi nel negozio, alcolici e Free° analcolici.
Dodici cocktail pronti da bere, 8 alcolici e 4 Free° analcolici. Scuoti, versa sul ghiaccio e torna dai tuoi ospiti.
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